I rischi del virus chikungunya

mercoledì 31 maggio 2023
I rischi del virus chikungunya

Per sottolineare la serietà del pericolo per la nostra salute rappresentato dalle zanzare e per rendere più evidente il contributo che il dispositivo UNFO-PLS può dare nella lotta alle zanzare stiamo periodicamente approfondendo alcune delle principali malattie delle quali questi insetti sono vettori naturali e fonti di contagio per l’uomo. Non si è ancora ad esempio spento l’allarme lanciato qualche settimana fa per l’epidemia di febbre dengue in Argentina che ha visto anche alcuni casi di importazione approdare in Europa. Un’altra infezione virale trasmessa dalle punture di zanzara è la chikungunya, oggetto del nostro approfondimento.

Il virus chikungunya

Il virus chikungunya, indentificato con la sigla CHIK, appartiene alla famiglia delle Togaviridae all’interno del genere degli Alphavirus e si trasmette da individuo a individuo tramite la puntura di una zanzara infetta del genere Aedes, come la Aedes aegypti o la Aedes Albopictus: la solita, tremenda zanzara tigre. Per le sue conseguenze è forse meno pericolosa di altre malattie infettive veicolate da questi insetti, tuttavia è estremamente diffusa a livello globale in oltre 60 paesi in tutti i continenti ad eccezione dell’Australia, ed in ogni caso non conviene mai prenderla sottogamba o sottovalutarne i sintomi.

Come si riconosce l’infezione da chikungunya?

Chi viene infettato attraversa un periodo di incubazione che va dai 2 ai 12 giorni, quando all’improvviso si manifestano sintomi quali febbre alta e dolori articolari talmente forti da limitare i movimenti in maniera debilitante e da costringere a letto. Ulteriori sintomi riportati coinvolgono dolori muscolari, cefalee ed anche un rash cutaneo. Sebbene la ripresa sia completa dopo il decorso della malattia, ci sono pazienti più deboli o sensibili che continuano a lamentare dolori articolari anche a distanza di molto tempo dalla guarigione. Un trattamento specifico non esiste e ci si limita all’alleviamento dei sintomi con opportune cure farmaceutiche, e purtroppo allo stato attuale non è ancora disponibile un vaccino.

La prevenzione e la diffusione del virus

Non esistendo come appena detto un vaccino, l’unico strumento di prevenzione del quale disponiamo è tentare di ridurre al minimo o azzerare il rischio di essere punti da zanzare in special modo se ci si reca in zone nelle quali il virus è endemico. Vanno seguite le comuni precauzioni generali come soggiornare sempre in ambienti protetti da zanzariere, indossare abiti che lascino poca pelle esposta e di colore chiaro, fare uso di appositi repellenti sulle mani e intorno al viso, per esempio sul collo.
Nel 2007 in Italia si è verificato nella zona di Ravenna un focolaio epidemico di chikungunya, il primo in Europa da quando il virus è stato identificato, che ha fatto registrare circa 250 casi, mentre 10 anni dopo il problema si è riproposto con oltre 500 casi tra Anzio, Latina e Roma; in entrambi i casi tutto è stato causato dall’importazione inconsapevole da parte di viaggiatori. In tempi più recenti invece la World Health Organization ha diramato un comunicato di allerta a seguito di un insolito aumento del numero di casi in alcuni paesi sudamericani (Argentina, Bolivia, Paraguay e Brasile). Tale aumento con situazione epidemiologica è risultato nell’esortazione verso gli stati coinvolti a rafforzare gli strumenti di prevenzione e di sensibilizzazione, nonché quelli di sorveglianza e monitoraggio sui nuovi possibili casi. Anche in Europa, pur non essendo la malattia endemica, va mantenuto un alto livello di monitoraggio perché la zanzara vettore è presente in maniera consolidata e l’importazione del virus in conseguenza di viaggi in aree tropicali resta un rischio concreto.

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